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La ragazza che giocava con il fuoco
La ragazza che giocava con il fuoco è il secondo volume della Millennium Trilogy di Stieg Larsson. Il romanzo si apre con l’immagine di Lisbeth Salander in vacanza nel Mar dei Caraibi, durante il suo viaggio in giro per il mondo doveroso dopo la conclusione dell’affare Wennerstrom. Lisbeth ha deciso di tagliare Mikael Blomqvist fuori dalla sua vita e per questo ha deciso di partire; l’unica minaccia alla quiete di Lisbeth sembra provenire dalla coppia che alloggia nella stanza accanto alla sua. Per quattro giorni dal loro arrivo, ha puntualmente sentito la donna lamentarsi e ricevere schiaffi dal marito. Era una sorta di routine. Il marito usciva presto alla mattina in giacca e cravatta, tornava nel tardo pomeriggio, trascorreva un po’ di tempo in piscina con la moglie, cenavano assieme e si ritiravano in camera; puntualmente dopo qualche minuto si consumavano i litigi.

Lisbeth in quei giorni teneva la sua mente occupata con un po’ di tutto; in particolare si stava appassionando alla matematica dopo aver trovato un numero di Popular Science all’aeroporto Leonardo Da Vinci di Roma (astronomia sferica). Per studiare l’astronomia sferica però si era dovuta procurare un gran numero di testi sulla matematica tra cui Dimensions in Mathematics di LC Parnault, pubblicato dalla Harvard University nel 1999, volume che Lisbeth acquista a Miami prima di partire alla volta dei Caraibi. Libera da problemi di soldi dopo l’ingente sottrazione di denaro al finanziere Wennerstrom, Lisbeth visita Guadalupa, Dominica, Barbados, Santa Lucia e infine Grenada. Qui si stabilisce a Saint Geroge’s, trovando come luogo ideale per il proprio relax la Grand Anse, una spiaggia chilometrica, dove si tratterrà per circa sette settimane. A Stoccolma intanto Mikael Blomkvist sta cercando in tutti i modi di rientrare in contatto con Lisbeth non capendo la sua improvvisa scomparsa subito dopo la conclusione dell’indagine su Harriet Vanger; Mikael tra l’altro ha la netta impressione che Lisbeth non voglia rivederlo mai più dal momento che le sole due volte in cui era riuscito ad incontrarla lei aveva chiaramente fatto capire di non voler avere più niente a che fare con lui. Mikael dopo l’affare Wennerstrom è diventato una vera e propria celebrità una sorta di status symbol e di oggetto del desiderio di umerose donne tra cui la giovane praticante di Millennium che non perde tempo a fargli capire che se lo vorrebbe portare a letto. Lisbeth nel frattempo aveva provato a diventare una donna nuova, proprio per questo dopo numerose ricerche si era rivolta ad una prestigiosa clinica italiana, dove lavorava una famosa chirurga di nome Alessandra Perrini, per rifarsi il seno. Tra la notizia che a breve potrebbe arrivare un uragano di nome Mathilda, e i suoi giri al Mac Entyre’s, un giorno Lisbeth incontra l’uomo della stanza accanto intento a bere una coca cola al Turtleback con aria asssente. Tra un rum e coca e l’altro scopre che il signore della camera accanto si chiama Forbes e viene da un’associazione per la costruzione di una scuola superiore lì a Grenada, ma Lisbeth non riuscendo a capire la strana passività di questo il pomeriggio al Turtleback contatta via internet il suo amico hacker, membro anche lui di Hacker Republic, Plague per avere maggiori informazioni su questo uomo. Lisbeth continua a coltivare il suo interesse per la matematica; studia e legge giorno e notte e in particolare è affascinata dal teorema di Fermat che pur essendo valido ancora non era stato mai dimostrato. E’ grazie alla matematica che conosce George Bland, un ragazzino di sedici anni con cui però si trova benissimo. La vita di Nils Bjurman nel frattempo è quasi totalmente alla deriva: sprofondato in uno stato di totale apatia, ha lasciato quasi tutta la sua attività limitandosi a gestire in maniera esclusiva gli affari di Lisbeth, di cui deve redigere il solo rapporto mensile da inviare all’ufficio tutorio. Il vero grande cruccio dell’avvocato Bjurman è sicuramente l’orribile tatuaggio lasciato come ricordo da Lisbeth; una volta si fece forza e prese appuntamento presso una clinica a Marsiglia per farselo rimuovere, ma Lisbeth sempre attenta nel controllare sul computer i movimenti del suo tutore, aveva scoperto tutto e una sera, dopo essersi introdotta di nascosto nell’appartamento di Bjurman, gli aveva ordinato di non provare mai più a fare ritorno in quella clinica di Marsiglia. Bjurman nel corso di tutto questo periodo di inattività aveva provato a mettere insieme quante più informazioni possibili su Lisbeth possibili, ma non riusciva bene a capire il motivo di tutte quelle lacune in una documentazione che si diceva “era stata secretata”. Pur avendo accesso illimitato a tutte le sue perizie psichiatriche e alle relazioni di Holger Palmgren il suo vecchio tutore, non riusciva a venirne a capo. Un giorno però, mentre era intento a dare l’ennesima lettura ai documenti, lesse finalmente il nome di Gunnar Bjorck e da lì potè fare il collegamento, realizzando finalmente che Lisbeth non gli è stata assegnata per caso, ma che a farlo fu proprio Bjorck suo ex collega ai tempi dell’ufficio stranieri. Inizia allora a studiare un piano per liberarsi di lei definitivamente. Forbes intanto è sempre più enigmatico; dopo averlo visto altre due volte sempre al Turtleback e sempre con aria assente, Lisbeth lo nota camminare a vuoto sulla spiaggia dopo il tramonto: che strano tipo Forbes. Lisbeth ha fiutato qualcosa; il giorno seguente fa armi e bagagli e decide di seguire Frobes durante la sua giornata lavorativa tipo; la scoperta che fa è sconcertante e allo stesso tempo è una conferma dei suoi sospetti. L’uomo pur uscendo in giacca e cravatta ogni giorno, non fa altro che girovagare per la spiaggia e in giro per Saint George apparentemente senza meta: cosa significa quel teatrino? Grazie all’aiuto di Plague e di una seconda hacker chiamata Bilbo, Lisbeth scopre che Forbes non è un dottore ma un funzionario di una chiesa presbiteriana di Austin incaricato di investire fondi raccolti dalla chiesa; già indagato per frode in passato, economicamente appoggiato alla moglie ereditiera, non sembra affatto essere uno stinco di santo. Poco prima dell’arrivo di Mathilda il direttore dell’albergo invita tutti a scendere con i propri effetti personali nel bunker appositamente costruito, ma Lisbeth decide di correre in soccorso di George Bland, il suo nuovo compagno, che abita in una misera capanna lungo il fiume: appena dopo aver prelevato George Bland, Lisbeth si ferma nel bel mezzo dell’uragano perchè vede Forbes trascinare la moglie in mezzo alle raffiche. L’uomo brandisce una sbarra di ferro e la indirizza verso la moglie così per Lisbeth è tutto molto più chiaro: Forbes vuole uccidere la moglie per intascarne l’eredità. Lisbeth e Goerge riescono a salvare la donna e a lasciare il marito in preda all’uragano: il giorno seguente si scoprirà che il dottor Richard Forbes è deceduto a causa di violenti colpi ricevuti da oggetti trasportati dall’uragano. Dopo aver fatto giustizia Lisbeth torna a Stoccolma utilizzando il solito passaporto intestato a Irene Nesser e prende possesso del suo nuovo appartamento a Mosebacke Torg acquistato dopo l’affare Wennerstrom; l’appartamento è gigantesco ma Lisbeth ha soldi a sufficienza per permettersi di arredarlo anche completamente presso un Ikea poco distante. Lisbeth inizia lentamente a riprendersi la propria vita: imposta nuovamente la sua postazione di lavoro, va a recuperare gli effetti personali della madre deceduta nella casa di cura di Appleviken e, tanto per vedere di cosa si stia occupando al momento, si introduce di notte alla Milton Security per fare un hostile takeover dal computer di Dragan Armanskij. Altro nodo da sciogliere è la sua ex compagna Miriam Wu detta Mimmi, della quale non ha più notizie dal giorno in cui si trasferì ad Hedestad in compagnia di Blomkvist; le due ragazze si rincontrano e riescono a chiarirsi decidendo di ricominciare da dove avevano sospeso. Lisbeth nel frattempo per non vendere l’appartamento in Lundagatan decide di affittarlo gratis a Miriam Wu a patto che lei recuperi tutta la posta indirizzata a lei: Miriam accetta al volo; poco dopo incassa la somma ricevuta in eredità dopo la morte della madre e, non avendo bisogno di quel denaro, lo versa immediatamente nelle casse di un fondo per donne maltrattate. Nel frattempo a Millennium qualcosa bolle in pentola; durante una riunione di vertice tra Mikael, Erika, Christer, Malin e Henry viene presentato il nuovo progetto: la pubblicazione di un’inchiesta bomba condotta da un freelance di nome Dag Svensson sul trafficking. Dag è un giovane reporter che ha iniziato a studiare il problema del trafficking grazie alla sua fidanzata Mia Bergman, impegnata a scrivere una tesi di dottorato sullo stesso argomento. L’inchiesta viene accolta con entusiasmo e presto la redazione si mette al lavoro per l’uscita di questo numero speciale. Parallelamente è arrivato il momento di liquidare la quota dei Vanger ma l’intero cda entusiasta dell’operato di Harriet decide di far sottoscrivere un nuovo contratto senza clausole e limiti temporali col quale Harriet può diventare a tutti gli effetti un socio vero e proprio del giornale. Harriet contenta firma il nuovo accordo, tanto più che da qualche mese è diventata in gran segreto l’amante di Mikael Blomqvist. Il segreto però non è tale per Erika che, amante lei stessa da una vita di Mikael, ha capito molto bene il tutto; ciò non le impedisce però di avvisare suo marito l’artista Greger Beckman, che passerà la notte da Mikael Blomkvist: Mikael, l’eterna bambolona, acconsente come al solito. Nel frattempo un misterioso gigante biondo arriva alla sede del Motoclub Svavelsjo, noto club di motociclisti malavitosi, e dopo aver regolato un conto relativo ad un traffico di droga appena concluso, commissiona al capo del club Magge Lundin di consegnarli viva Lisbeth Salander. Il gigante biondo poi decide di andare a trovare Bjurman, il committente, nella sua casetta di campagna a Stallarholmen e insieme si accordano sul fatto che non appena Lisbeth avesse fatto ritorno in Svezia, avrebbe dovuto essere uccisa. Lisbeth che in realtà è già da qualche giorno in Svezia, fa visita a Dragan Armanskij dopo un intero anno in cui ha fatto perdere le sue notizie e Armanskij non nasconde lei la sua amarezza: oltre a non aver tenuto un comportamento professionale con lui, ha anche trascurato la loro amicizia; come del resto –così dice Armanskij, ha trascurato l’amicizia col suo vecchio tutore Holger Palmgren. Lisbeth è incredula: il suo vecchio tutore non è morto dopo l’ictus ma è ancora in vita! In breve sale in moto e si reca a trovarlo. Holger sembra letteralmente tornare a vedere la luce non appena incontra lo sguardo di Lisbeth; i due parlano, giocano a scacchi, passeggiano e Lisbeth decide di istituire un fondo a suo favore per garantirgli le migliori cure possibili in vista di un suo definitivo recupero. Dag e Mia si confrontano su alcuni punti dei rispettivi lavori tra cui l’impossibilità di contattare uno dei clienti delle prostitute un certo Gunnar Bjorck, e il ricorrere costante di uno strano nome cioè Zala, di cui tutte le ragazze sembrano essere intimorite, ma di cui non si riesce a sapere nulla di più. Tramite una lettera della banca che comunicava il prelevamento dell’eredità della madre, Bjurman capisce che Lisbeth è tornata in Svezia e chiama subito il gigante biondo affinchè porti a termine il lavoro che gli era stato assegnato. Lisbeth nel frattempo, libera da ogni problema, continua a gingillarsi in compagnia di Miriam quasi a voler scacciare il fantasma di Blomkvist che però riappare improvvisamente durante una serata al Kvarnen; alla vista di Mikael Lisbeth presa da un turbinìo di emozioni arriva al punto di baciare pubblicamente Miriam davanti a una folla di applausi. Aver rivisto Mikael spinge Lisbeth ad entrare come fece tempo addietro nel suo computer di Blomkvist nuovamente e a scoprire, oltre alla relazione con Harriet, anche una mail di lavoro tra Dag e Mikael in cui veniva fatto il nome di Zala: Lisbeth è subito preda di lunghi brividi. Poco dopo intravede Bjurman a tavola con un gigante biondo che subito dopo si incontra con un losco biker, insospettita si reca a casa di Bjurman nella notte dove scopre diverse cose: la relazione mensile ancora non è pronta, alcuni documenti sono stati messi a parte dal suo fascicolo e l’avvocato ha acquistato una Colt 911 Government. Lisbeth che veniva da un periodo relativamente tranquillo, decide di iniziare ad indagare su tutti questi risvolti oscuri che hanno turbato la sua tranquillità: non riesce però né a risalire al nome del gigante biondo, né a trovare notizie su Zala; riesce però a rintracciare qualche informazione su Dag Svensson e su Mia Bergman e, dopo aver capito che Dag lavora a Millennium, tramite la password di Mikael che è amministratore di rete, riesce ad entrare nel computer di Dag e a scaricare una cartella chiamata Zala, dalla quale capisce che un giornalista di nome Sandstrom aveva parlato al telefono con Zala dopo essere entrato in un losco giro per essere andato con una prostituta. Una sera Mikael tornando da una festa non resiste alla tentazione di passare sotto casa di Lisbeth e per puro caso la vede uscire dal portone in Lundagatan; proprio mentre sta decidendo se fermarla o meno, vede un losco individuo avvicinarsi a lei e aggredirla. Lisbeth riconosce subito nel suo aggressore lo stesso biker di nome Magge Lundin che aveva visto parlare con il gigante biondo. Lisbeth riesce a difendersi anche da sola tanto che il tentato intervento di Mikael termina con l’intrepido reporter mandato a tappeto dal complice di Lundin: Lisbeth si chiede per quale assurdo motivo Blomkvist fosse in quel preciso istante in quel preciso luogo. Di una cosa era certa: Bjurman stava tramando qualcosa, e lei doveva assolutamente punirlo. Mikael, felice di aver rivisto Lisbeth e allo stesso tempo preoccupato per i guai in cui semb4ra essersi messa, prova a scriverel una lettera imbucandola a Lundagatan dove trova scritti i cognomi Salander Wu; inoltre rovista nella borsetta che nella colluttazione era andata smarrita trovando poco di interessante se non diversi scarabocchi di formule matematiche come il teorema di Fermat e una scritta Blondie+Magge=N:E:B. Durante una cena a casa della sorella Annika Giannini, Mikael ha una conversazione con Dag Svensson e insieme decidono di vedersi poco dopo a casa di Dag e Mia per scambiarsi del materiale fotografico relativo al libro in procinto di uscire. Anche Lisbeth, incuriosita dai documenti trovati nel computer di Blomkvist, decide di andare a casa di Dag e Mia per chiedere spiegazioni in merito alle loro ricerche su Zalachenko. Ma è solo pochi minuti dopo, quando Mikael arriva a casa di Dag e Mia, che succede qualcosa di veramente sconvolgente: la porta spalancata e una gran folla di condomini curiosi fanno da preludio al ritrovamento dei cadaveri di Dag e Mia riversati in due pozze di sangue. Sul posto viene anche rinvenuta una Colt Magnum nello scantinato che viene prontamente mandata alla scientifica per rilevare se si tratti o meno dell’arma del delitto. Le indagini vengono affidate dal giudice per le indagini preliminari Richard Ekstrom ad un gruppo composto dall’ispettore Jan Bublanski, Curt Svensson, Hans Faste e Sonja Modig su specifica richiesta di Bublanski; Jerker Holmberg coadiuverà il lavoro d’esame sulla scena del crimine. Nel frattempo a Millennium si decide di proseguire col lavoro di Dag e pubblicare quanto prima la sua inchiesta a cui manca soltanto l’ultimo capitolo che presumibilmente diventerà una post fazione di Blomkvist. A poche ore dal ritrovamento dei due corpi le indagini fanno un clamoroso balzo avanti: la scientifica in collaborazione con altri agenti riesce a stabilire che l’arma trovata è la stessa usata nel delitto e appartiene ad un certo avvocato Bjurman; sulla stessa inoltre sono presenti le impronte di una giovane ragazza fortunatamente già nota alle forze dell’ordine: il suo nome è Lisbeth Salander. Bjurman non si trova pertanto viene indetta una nuova riunione durante la quale arriva Hans Faste e lascia tutti a bocca aperta: nel corso delle sue indagini ha scoperto che Lisbeth è stata in passato ricoverata presso una clinica psichiatrica, e che era stata dichiarata giuridicamente incapace e nella fattispecie messa sotto tutela dell’avvocato Bjurman, proprietario dell’arma. Il collegamento tra i due omicidi è lampante e la colpevolezza di Lisbeth sembra fuori discussione fintanto che Bublanski non parla con Armanskij per sapere qualcosa su Lisbeth e nota con stupore che egli è quasi un ammiratore di Lisbeth; Dragan insiste col dire che Lisbeth è stata di gran lunga la migliore assistente e ricercatrice che abbia mai avuto e che malgrado numerosi problemi a socializzare, è una persona estremamente corretta. Come è possibile che una pazza omicida, incapace di badare a se stessa possa essere una così valida collaboratrice? Dragan invita Bublanski a chiedere maggiori informazioni a Mikael Blomqvist che sicuramente la conosce meglio di lui e lì Bublanski ha un sussulto: se Mikael e Lisbeth sono collegati, cosa ci faceva Blomqvist quella sera lì proprio nel momento dell’omicidio? Durante le ricerche di Bjurman continua ad essere irreperibile e solo per puro caso Sonja provando ad aprire la porta della sua abitazione scopre che la porta è aperta e che all’interno dell’appartamento Bjurman giace disteso in una pozza di sangue. Contemporaneamente Bublanski, che era andato a parlare con Blomkvist per metterlo al corrente del profilo psicologico di Lisbeth, riceve la telefonata di Hans Faste che comunica il ritrovamento del cadavere di Bjurman: a partire da quel momento Lisbeth non è più sospettata di un duplice ma di un triplice omicidio. E’ arrivato il momento di fare irruzione nell’appartamento in Lundagatan ma con enorme stupore ed altrettanta rabbia si scopre che l’appartamento è abitato da una sola persona di nome Miriam Wu: Lisbeth è altrove a piede libero. Viene studiata la scena del crimine Svensson-Bergman e Jerker Holmberg intuisce che il computer di Svensson è stato portato via da qualcuno, presumibilmente dall’assassino. Nel frattempo le indagini su Lisbeth stanno prendendo una piega inaspettata: Hans Faste è tutto preso dalla pista che porta ad una setta di sataniste lesbiche e a tutto un fantasioso giro di perversioni e prostituzione tra Lisbeth, Miriam Wu e le Evil Fingers. L’unico a non credere a tutto ciò è Bublanski, che trova difficoltà a coniugare il ritratto di Lisbeth emergente dalle perizie e dai rapporti, con le descrizioni positive fatte da tutte le persone che vi erano entrate in contatto. Nel frattempo dal referto dell’autopsia su Bjurman emerge un altro particolare interessante: sul corpo dell’avvocato viene ritrovato l’inequivocabile tatuaggio IO SONO UN SADICO PORCO, UN VERME E UNO STUPRATORE; le circostanze portano prevedibilmente a considerarlo la prova di un qualche movente. Dragan Armanskij intanto prende una decisione: stanzierà dei fondi per condurre lui stesso una campagna investigativa per rintracciare Lisbeth dedicando direttamente tre uomini del suo staff ovvero Johan Fraklund Sonny Bohman e Niklas Eriksson. A Blomkvist viene richiesto di lasciare una dichiarazione sulla morte di Dag e Mia e, da abile contro informatore, rilascia una versione secondo cui Dag e Mia si stavano occupando di un inchiesta sulla pirateria informatica, dopodiché prepara una lunga lettera per Lisbeth che lascia sul desktop del suo iBook in cui chiede spiegazioni alla ragazza in merito ai recenti avvenimenti. Sonja Modig e Bublanski riescono a rintracciare Peter Teleborian, lo psichiatra che a suo tempo si occupò della redazione del profilo psicologico di Lisbeth, il quale con una serie di astuti giochi di parole riesce convincere gli agenti che la ragazza è gravemente malata di mente e necessita di aiuto, specie perché in passato ha manifestato spesso e volentieri forti inclinazioni alla violenza. Eriksson invece è l’unico entusiasta del fatto che Lisbeth sia indagata, in quanto in passato aveva avuto non pochi screzi con lei, in occasione tra l’altro di un episodio in cui lo aveva smascherato durante un suo comportamento non troppo corretto. Nel frattempo crescono inevitabilmente gli attriti tra Sonja Modig e Hans Faste, a causa della visione omofobica e a senso unico di Faste, il quale continua ad essere convinto che dietro Lisbeth si celi una buia storia di prostituzione, sadomasochismo e satanismo. Le due indagini, polizia da una parte e Millennium dall’altra, proseguono a ritmo serrato e Mikael, tornato esausto a casa, scopre che Lisbeth si è introdotta nel suo computer e ha risposto alla lettera che lui stesso aveva scritto per lei. Dopo l’iniziale entusiasmo Mikael si infuria per la brevità della risposta fatta di quattro lettere: Zala. Da questo momento però i due inizieranno un carteggio che durerà per diversi giorni. Tramite un curioso espediente Henry Cortez e Mikael riescono a strappare un appuntamento a uno degli indagati nella lista di Dag. Il nome in questione è quello di Gunnar Bjorck, agente di polizia che Dag aveva scoperto essere immischiato in un giro di prostituzione seppur come semplice cliente. Dopo aver ottenuto il si per un incontro con Gunnar Bjorck, Mikael sottopone a lui un fascicolo con i ritratti delle prostitute con cui era stato, minacciandolo di pubblicarle su Millennium se questi non gli avesse fornito indicazioni sull’identità di Zala; Gunnar è impaurito e decide di prendersi del tempo prima di decidere se barattare il suo anonimato con il rilascio di questa informazione che a suo dire è altamente segreta. Si vengono a delineare così due schieramenti: coloro che credono all’innocenza di Lisbeth Salander e coloro che vogliono a tutti i costi farla sprofondare nell’abbisso dell’inchiesta per triplice omicidio. Hans Faste, il più agguerrito, trova Miriam Wu e la porta in commissariato ma, pur tra abusi di potere vari, non riesce a cavare un ragno dal buco. Anche Eriksson non è da meno: per colpa sua c’è una clamorosa fuga di notizie ad opera del giornalista Tony Scala, e il nome di Miriam Wu e i suoi trascorsi trasgressivi iniziano a circolare sulla bocca di tutti. Oltre alle malelingue, con un gioco d’astuzia Eriksson riesce a far convergere i sospetti su Sonja Modig che viene per questo allontanata dall’indagine dal gip Ekstrom. Dalla parte di Lisbeth invece abbiamo Blomkvist su tutti, Armanskij, Sonja Modig e il vecchio tutore Holger Palmgren. Oltre a loro un nuovo personaggio prende a spada tratta le difese di Lisbeth: si tratta del pugile Paolo Roberto che, tornando a Stoccolma, vede i volantini in cui si annuncia la caccia a Lisbeth Salander ed essendo un caro amico della ragazza è convinto che non possa essersi macchiata di questi orribili crimini. Bjorck a ridosso del colloquio con Blomkvist decide di telefonare al suo ex capo riferendo che era rispuntata fuori Lisbeth ma ricevette come risposta di non allarmarsi più di tanto. Il quesito di Bjorck però era un altro: come mai anche Nils Bjurman era coinvolto in questa storia? Il suo ex capo quindi dovette ammettere che Bjurman era stato messo ad hoc a tutela di Lisbeth in quanto era un soggetto che poteva essere agevolmente controllato; malgrado la mediocrità del soggetto, che chiaramente non poteva essere messo a conoscenza di tutta la verità in merito a Zala, era comunque meglio rispetto ad un tutore del tutto sconosciuto. Il problema è che Gunnar non era stato messo al corrente riguardo cosa sapesse o cosa non sapesse Bjurman, pertanto quando questi lo contattò dicendo che era spuntato di nuovo fuori il nome di Zala e aveva bisogno dei vecchi documenti, Bjorck ingenuamente consegnò l’intero rapporto su Zala. Mikael viene mandato a quel paese da Miriam Wu e di conseguenza non riesce ad avere un colloquio con lei; poiché nel frattempo Paolo Roberto si era offerto di aiutare Erika nell’indagine per scagionare Lisbeth, Mikeal gli dà l’incarico di parlare con Miriam Wu e scoprire dove si trova Lisbeth. Lisbeth chiusa nel suo appartamento-rifugio vede tutto il caos mediatico suscitato e vede anche Teleborian in tv intento a disquisire sui suoi gravi problemi psichiatrici: le tornano quindi in mente tutti gli interi giorni trascorsi legata al letto con le cinghie di cuoio, che le sembravano sempre meno una cura e sempre più una tortura. Con l’aiuto di Plague inoltre riesce ad entrare nel computer di Richard Ekstrom e nota una cosa particolare: il gip ha raccolto un sacco di informazioni su di lei tranne una; la più interessante. Non trova alcun riferimento all’inchiesta del 1991 a causa della quale fu ricoverata nella clinica psichiatrica. Per prima cosa indirizza il fedele segugio Mikael Blomkvist su questa pista, e, in un secondo momento, decide di andare a casa di Bjurman per tentare di trovare del materiale; con un’abile effrazione dei sigilli Lisbeth riesce ad entrare in casa di Bjurman senza però trovare nulla di interessante, finchè non trova il mazzo di chiavi della casetta a Stallarholmen: se esistono documenti su di lei, è lì che devono stare. Prima di partire però minaccia Sandstrom, il giornalista che verosimilmente aveva parlato con Zala, e ottiene una serie di informazioni in merito ai loschi traffici curati da Zala; subito dopo si reca a Stallarholmen per cercare i documenti. Hans Faste si rende sempre più ridicolo molestando letteralmente una componente della band Evil Fingers, ed Eriksson viene scoperto e licenziato dalla Milton. Ora sono tutti con Lisbeth, o meglio sono tutti impegnati a salvare Lisbeth dalle persone che vogliono farle del male, primo tra tutti questo Zala. Anche Malin si sta dando da fare: studiando a fondo la biografia di Lisbeth assieme a Blomkvist si accorge che nella vita di Lisbeth c’è un buco clamoroso; entrambi arrivano alla stessa conclusione: dietro devono esserci necessariamente i servizi segreti. Paolo Roberto invece, su ordine di Mikael, si apposta sotto casa di Miriam Wu per cercare di rintracciarla ma, dopo poco assiste incredulo al rapimento della stessa ad opera del gigante biondo; in breve si lancia all’inseguimento del furgone bianco con cui si erano allontanati. Dopo un estenuante corsa in cui Paolo Roberto rischia a più riprese di perdere di vista il furgone, ecco che l’auto accosta in prossimità di un bosco a Nykvarn dove il gigante trascina Mimmi in un casolare. Mentre si agita percuotendo la ragazza ecco arrivare dal nulla Paolo Roberto che sicuro dei suoi mezzi, inizia a colpire il gigante biondo. Ma c’è un piccolo problema, non solo il gigante biondo sembra avere una forza spaventosa, ma non sembra neanche accusare minimamente i colpi che vengono assestati da Paolo nella misura più forte possibile. Paolo è disperato: è forse per la prima volta che i suoi colpi sembrano quasi finire a vuoto; il gigante è lento e prevedibile nelle sue mosse ma sembra non patire alcun dolore. L’unico tentennamento dopo quasi mezz’ora di match sembra averlo quando Miriam riesce ad assestare un potente calcio sotto le gambe; a quel punto Paolo Roberto riesce ad afferrare un asse di legno e a schiantarla sul capo del gigante il quale, forse per una commozione cerebrale, si accascia. Miriam e Paolo riescono a nascondersi nel fitto buio del bosco e il gigante, che sembra aver paura del buio malgrado la sua stazza, fugge verso la sua automobile. Miriam e Paolo vengono ricoverati immediatamente al pronto soccorso pieni di lividi, cicatrici e costole rotte: non smetteranno mai di ricordare quanto fosse spaventoso il gigante biondo quasi fosse una creatura soprannaturale. Nel frattempo il gigante ha paura: ha dovuto uccidere Bjurman che ormai era entrato nel pallone dopo le pressioni di Dag Svensson, ha dovuto mandare all’estero i fratelli Rantha dopo il caos con Sandstrom, ha dovuto uccidere Dag e Mia e ha perso l’incontro con Paolo Roberto. Decide di iniziare da subito la pulizia di qualsiasi traccia relativa a Lisbeth Salander iniziando col bruciare la casa di Bjurman a Stallarholmen, nella quale è conservato il fascicolo su Lisbeth, per la quale operazione chiede l’ausilio di Magge Lundin. In quel momento però a Stallarholmen c’è anche Lisbeth. Mentre Lisbeth è assorta nella lettura di tutti i fascicoli sulla sua vita che Bjurman aveva nascosto sopra una botola creata nel soffitto, ed aver appreso tutta la verità sulle sue perizie psichiatriche e il resto, ecco arrivare Lundin e Nieminem più agguerriti che mai. Per Lisbeth è un gioco da ragazzi conciarli per le feste e rubare la Harley Davidson di Lundin Nei pressi di Nykvarn intanto viene rinvenuto un cadavere mutilato, che viene identificato nel malvivente Gustavsson: il fatto è rilevante nella misura in cui anche il gigante aveva minacciato Miriam Wu con una motosega, pertanto il collegamento sembra plausibile. Oltre a questo ancora un altro cadavere viene rinvenuto nel cimitero di Nykvarn. Mikael finalmente riesce ad andare a colloquio da Bjorck che finalmente ha deciso di barattare il silenzio di Blomkvist con tutte le informazioni in suo possesso su Zalachenko; Mikael scopre così dell’esistenza di Zala una temibile spia del GRU che dopo aver disertato, venne in asilo politico in Svezia. Zalachenko però rappresentò una serie di preoccupazioni per i servizi segreti svedesi e ancor più di lui la figlia Lisbeth. La bambina, stanca delle violenze che Zala operava costantemente ai danni della madre, tentò anche di ucciderlo: l’unico modo per insabbiare l’intera vicenda era far ricoverare in un istituto psichiatrico la giovane Lisbeth. Mikael è incredulo; finalmente riesce a tracciare un quadro sempre più nitido dell’infanzia e dell’adolescenza di Lisbeth aiutato in questo anche dal vecchio tutore Holger Palmgren. Mikael è ormai vicinissimo alla verità; manca solo il dettaglio del collegamento con l’avvocato Bjurman. Lisbeth decide di andare a scovare una volta per tutte il padre, ma per farlo deve scoprire il nome del gigante biondo pertanto, usando le maniere forti, si dirige all’autonoleggio dove minacciando con la pistola la commessa riesce a scovare il nome di un certo Ronald Niedermann di Goteborg che aveva affittato più volte la Volvo Bianca che aveva visto; oltre ciò ottiene il numero di una casella postale a Goteborg. Lisbeth va a Goteborg e si apposta fuori all’ufficio postale. Mikael continua ad esaminare le chiavi trovate nella borsetta di Lisbeth, finchè non ha l’intuizione che una delle chiavi è di una casella postale intestata a Lisbeth, giunto sul posto legge alcuni rendiconti bancari sulla compravendita di un immobile a Mosebacke. Mikael si precipita lì ma al suo arrivo è bloccato dal codice di sicurezza; in breve digita 9277 che corrisponde a Wasp sulla tastiera del cellulare ed entra. Lisbeth nel frattempo riceve l’sms dell’ingresso di qualcuno nella sua abitazione e dalla webcam vede che si tratta di Blomkvist. Mikael entra e stupito dalla grandezza dell’appartamento inizia a fare una serie di scoperte. In primis trova tutta la documentazione che Lisbeth aveva sottratto da casa di Bjurman, vede il cd contenente gli abusi del tutore e dall’hard disk ormai vuoto capisce che Lisbeth è partita per farsi giustizia da sola. Paolo Roberto riesce a recuperare una foto e alcune informazioni su Ronald Niedermann e la sua analgesia congenita, immediatamente consegna l’informazione a Malin Eriksson che si mette al lavoro. Poco dopo ecco Malin che informa Mikael di aver rintracciato la casella postale di un certo Ronald Niedermann a Goteborg, intestata a una società detta KAB domiciliata a Gosseberga. Mikael capisce che Lisbeth è lì e corre a soccorrerla. Nel frattempo a Gosseberga è il panico: Lisbeth si apposta per lungo tempo fuori alla posta finché non vede un galoppino entrare a ritirare la corrispondenza. Dopo averlo seguito fino a Gosseberga, si introduce nel podere di Zalachencko e inizia a studiare con attenzione le mosse da fare. Dopo un rapido esame non le resta che affrontare faccia a faccia e pistola alla mano il padre. Il podere però è disseminato di telecamere, così Zala e Niedermann in breve tempo si accorgono di Lisbeth e riescono a catturarla prima che lei possa fare alcunché. Mentre Ronald scava una fossa per seppellire Lisbeth, i due, padre e figlia, hanno una intensa conversazione in cui trapela la cattiveria di quest’uomo deciso una volta per tute ad eliminare quella figlia mai voluta. Lisbeth riesce tuttavia a divincolarsi grazie ad uno stratagemma e a ferire Niedermann, Zalachenko quindi prende l’iniziativa e colpisce Lisbeth con due colpi d’arma da fuoco uno all’anca e uno alla testa. Lisbeth è morta o almeno sembra morta, così padre e figlio sotterrano il corpo esanime nella fossa precedentemente scavata. Lisbeth però non è morta e, non appena si accorge di essere stata sepolta viva, inizia a scavare e scavare finché appena pochi istanti prima di morire soffocata riesce a vedere nuovamente la luce. A quel punto medita di dare fuoco alla casa dove nel frattempo sono rientrati i due, ma per farlo ha bisogno di entrare nella legnaia; Zala sente rumori nella legnaia e mentre va a curiosare si imbatte in una Lisbeth moribonda ma ancora in piedi che gli spacca un’accetta sul cranio. Zala è a terra ululante di dolore, Lisbeth recupera la pistola e con la stessa riesce a mettere in fuga uno spaventato Niedermann. Mikael, che nel frattempo stava arrivando al podere, lo trova per strada e Niedermann, non sapendo chi sia, chiede gentilmente un passaggio in città; Mikael però l’ha riconosciuto e armato di pistola lo costringe a mettersi a terra e lo lega attorno ad un cartello stradale. Arrivato a Gosseberga trova Zalachenko semi morto nella legnaia e poco dopo trova il corpo di Lisbeth. Le sue ultime parole sono Kalle Dannatissimo Blomkvist. Mikael chiama l’ambulanza.

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