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L'autore è morto il 9 novembre 2004 a Stoccolma a causa di un infarto, nella redazione del suo giornale EXPO. Il testamento del 1977, con cui egli disponeva la sua eredità a favore dell'allora partito comunista svedese, è stato ritenuto non valido, per cui i suoi beni ed i proventi della vendita dei libri spettano al fratello ed al padre, Joakim ed Erland. Nessun diritto all'eredità è stato riconosciuto alla sua compagna di sempre, l'architetto Eva Gabrielsson con cui aveva vissuto per 32 anni a cui era solito dire «Non indovinerai mai che cosa ha appena fatto Lisbeth Salander». E' pur vero che la Gabrielsson afferma di aver trovato 200 pagine di un potenziale seguito negli archivi di Larsson, che sarebbe un grosso capitale. Tutta la vicenda dell'eredità di Larsson (e quindi anche quella di questo possibile seguito) è finita in tribunale e le due parti in causa, la Gabrielsson da una parte, padre e fratello di Larsson dall'altra, non hanno trovato accordi. Quello che sconvolge di più è sicuramente la modalità con cui si è spento Stieg Larsson. Cinquant'anni appena compiuti, Stieg fece di corsa i sette piani di scale per arrivare in redazione a causa di un ascensore rotto; appena entrato fu stroncato dalle sigarette, il superlavoro, la fatica. Infarto, nel centro del locale, sotto gli occhi dei suoi giornalisti; l'ambulanza non ha fatto neppure in tempo ad arrivare. Nella continua serie di rimandi e contaminazioni tra vita reale e romanzo che costituisce la saga di Millennium, la morte di Stieg Larsson è forse la più toccante: quasi avesse una premonizione, Larsson sembra descrivere e sbeffeggiare la propria imminente morte in redazione, avvenuta poche settimane dopo la consegna del manoscritto di questo stesso volume. Nel romanzo La regina dei castelli di carta, l'ultimo della Millennium Trilogy, Erika Berger lascia tra scrupoli e rimpianti la piccola e battagliera rivista Millennium per l'imperdibile posto da redattore capo nel ben più importante, ingessato e conservatore Smp; tre giorni dopo l'insediamento il collega Hakan Morander, che avrebbe dovuto cederle il posto due mesi più tardi, ha un attacco di cuore in redazione.

«Videro Hakan alzarsi dalla scrivania e avvicinarsi alla porta — scrive Larsson a pagina 255 —. Aveva un'espressione stupita. Poi si piegò bruscamente in avanti afferrando lo schienale di una sedia per qualche secondo prima di cadere sul pavimento. Era morto prima ancora che l'ambulanza avesse fatto in tempo ad arrivare. (...) Che la gente muoia sul posto di lavoro è insolito, anzi raro. Si dovrebbe avere la cortesia di mettersi in disparte, per morire. Di andare in pensione o in malattia e un bel giorno diventare oggetto di conversazione in mensa. A proposito, hai sentito che il buon vecchio Karlsson è morto venerdì scorso? Sì, il cuore. Il sindacato manderà dei fiori per i funerali».

Per uno che ha scritto quanto è spiacevole morire sul posto di lavoro, e che avrebbe preferito una fine in sordina, magari nella casetta sul mare dove progettava di ritirarsi con i guadagni di Millennium, Larsson è stato davvero preso a bersaglio dal destino.

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