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Uomini che odiano le donne
Uomini che odiano le donne (in lingua originale Män som hatar kvinnor) è un romanzo poliziesco dello scrittore e giornalista svedese Stieg Larsson. Il romanzo è il primo della Millennium Trilogy, pubblicata postuma dopo la prematura scomparsa dell'autore, ed è il primo romanzo di cui è stato realizzato il film, nelle sale a Maggio 2009, ed ora disponibile anche in DVD e Blu Ray.

Mikael Blomkvist, è un giornalista economico di discreto successo, a capo di una rivista chiamata Millennium che nel tempo ha saputo ritagliarsi il ruolo di miglior testata di inchiesta su gravi illeciti commessi dai magnati dell’alta finanza. Assieme a Mikael, alla conduzione del giornale, ci sono Erika Berger, caporedattore, e Christer Malm, riconosciuto designer che ne cura la grafica e l’impaginazione. Erika in particolare, pur essendo sposata con l’artista Greger Beckman, è da oltre vent’anni l’amante di Mikael. All’inizio del racconto Mikael perde la causa che lo vede accusato di diffamazione a mezzo stampa nei confronti del finanziere Wennerstrom e per questo motivo decide di dimettersi da direttore responsabile della rivista Millennium. In primo luogo perché lo stesso Millennium potrebbe soffrire l’ingente perdita di credibilità del suo reporter di punta, in secondo luogo perché, fintanto che rimarrà all’interno della redazione, Wennerström tenterà in tutti i modi di affondare la testata. Nel frattempo c’è qualcuno che sta spiando l’operato di Mikael, ma non si tratta di Wennerstrom: si tratta della Milton Security, agenzia che offre servizi di sicurezza e di investigazioni private. La richiesta d’indagine inoltrata a Dragan Armanskij, capo della Milton, e condotta da Lisbeth Salander, giovane consulente della Milton, viene richiesta dall’avvocato Dirch Frode, per conto del suo assistito Henrik Vanger. Henrik Vanger è un anziano uomo d’affari a capo di una delle più prestigiose aziende del panorama svedese: le Industrie Vanger. Nella sua vita costellata di successi c’è solo un tassello che non è ancora riuscito a mettere a posto: sono passati circa trent’anni dalla scomparsa della sua nipote prediletta Harriet Vanger, senza essere mai riuscito a stabilire in quali circostanze accadde. Harriet Vanger scomparve dall’isola di Hedeby, confinante con la cittadina di Hedestad, in occasione di una giornata alquanto particolare. Si trattava dei festeggiamenti in occasione della festa dei bambini, pertanto quasi tutti gli abitanti erano impegnati a partecipare ai festeggiamenti; successe però che un grave incidente sul ponte di collegamento tra l’isola di Hedeby e la terraferma calamitò tutta l’attenzione, comportando una brusca interruzione della festa per collaborare a prestare soccorso, e soprattutto impedendo la viabilità. Da quel momento in poi Harriet non fu mai più ritrovata né viva né deceduta, e nessuno capì mai come l’assassino fosse riuscito ad allontanarsi dall’isola senza poter transitare per l’unica via possibile, che era appunto il ponte disastrato. A questo si aggiunge il fatto che Henrik Vanger continuò a ricevere ogni anno nel giorno del suo compleanno lo stesso regalo: un fiore raro incorniciato, come era solita fare sua nipote Harriet. Nonostante il corpo della donna non sia mai stato ritrovato, lo zio è convinto che sia stata assassinata e che l'autore del delitto sia un membro della sua stessa famiglia, una famiglia disfunzionale ma i cui membri sono legati da vincoli molto stretti, che da anni continua a prendersi gioco di lui con l’invio dei fiori incorniciati. A Mikael viene proposto di occuparsi in maniera esclusiva della misteriosa scomparsa di Harriet Vanger, e lui, sicuro di non trovare nessuna informazione in più rispetto a ciò che è stato scoperto in trent'anni di indagini, accetta l'incarico e si trasferisce nell’isolotto di Hedeby. Lisbeth Salander per vivere fa la ricercatrice, in ciò supportata dalle sue capacità di hacker: su commissione si occupa di ricerche particolari allo scopo di trovare informazioni approfondite su persone o aziende. La sua vita passata è stata un alternarsi di ricoveri in cliniche psichiatriche quali la St. Stefan e l’affidamento a famiglie adottive. Lisbeth adora il suo vecchio tutore, l’avvocato Holger Palmgren, il quale per primo lesse nei suoi silenzi non una forma di schizofrenia, ma una semplice difficoltà nei rapporti. Palmgren nel suo lavoro di tutore, permise a Lisbeth di disporre del suo denaro nella maniera più libera possibile, limitandosi ad essere un buon confidente della ragazza e a scrivere il resoconto annuale al tribunale dei minori in cui puntualmente testimoniava come Lisbeth stesse facendo numerosi passi in avanti. Palmgren però venne improvvisamente colpito da un ictus e le sue condizioni non gli permisero più di continuare ad essere il tutore di Lisbeth: la giovane venne così affidata ad un nuovo tutore di nome Nils Bjurman. Bjurman però, ancor prima di mostrarsi come un avvocato del tutto modesto, iniziò a nutrire un interesse per la ragazza, tempestandola di domande che andavano ben oltre le competenze dell’attività tutoria. Incapace di porre un freno alle sue pulsioni sessuali nei confronti della giovane Lisbeth, inizia col tempo a fare quasi esclusivamente domande in merito alle abitudini sessuali della giovane. Lisbeth capisce da subito di essersi cacciata in un vicolo cieco ma, per timore di essere nuovamente rinchiusa, nel caso in cui avesse avuto uno scatto d’ira, inizia a reagire sempre con grande passività alle avances del suo tutore. Bjurman invece, scambiando il silenzio e la passività per accettazione, finisce con l’obbligare la ragazza ad un rapporto orale con lui. Inizia l’inferno di Lisbeth costretta, ogni volta che le si manifesta la necessità di disporre del suo denaro, a venire incontro ai desideri perversi di Bjurman il quale, in occasione dell’ultimo incontro, arriva al punto di ammanettare, violentare e picchiare la giovane ragazza. Lisbeth però è una giovane caparbia e tutt’altro che remissiva; avendo già intuito il prevedibile esito del loro incontro, si era dotata di una microcamera con la quale è riuscita a riprendere il tutto. In occasione del terzo incontro quindi Lisbeth prende le contromisure: stordisce Bjurman con un taser, facendolo risvegliare completamente legato. A questo punto sono tre le azioni che compie: mostra a Bjurman il filmato che lo riprende durante lo stupro dei giorni passati minacciandolo di pubblicarlo qualora si fosse rifatto vivo con lei, lo tortura come lui fece con lei servendosi di un enorme fallo di gomma, e come ultima punizione imprime sulla sua pelle il famoso tatuaggio IO SONO UN SADICO PORCO, UN VERME E UNO STUPRATORE. Mikael intanto è alle prese con la famiglia Vanger, di cui stenta persino a ricordare tutti i nomi: c’è Henrik con il fratello Harald Vanger gli unici rimasti in vita dei 5 fratelli tra cui c’erano anche Richard, Greger, Gustav. C’è Isabella Vanger madre di Harriet e Martin Vanger e vedova di Gottfried Vanger, personaggio assai misterioso. Ci sono Birger Vanger, Anita Vanger e Cecilia Vanger, figli di Harald e Ingrid. Proprio in Cecilia, Mikael trova un’ottima compagnia, instaurando una vera e propria relazione che durerà per diverse settimane fintanto che lei stessa deciderà di troncarla. Henrik chiede a Mikael di esaminare ancora una volta tutto il materiale che la polizia e lui stesso ha raccolto in oltre trent’anni di indagini. Almeno inizialmente Mikael non riesce a trovare nulla di esaltante, o meglio scopre che ogni possibile pista è stata già approfondita con estrema cura dall’allora commissario Morell. Morell tra l’altro si dimostra prodigo di consigli nei confronti di Mikael affermando che il caso Harriet Vanger è per lui un po’ come il caso Rebecka, ossia uno di quei casi non risolti a cui i poliziotti si affezionano a tal punto da farlo diventare un costante argomento di discussione. Rebecka era una giovane donna che, ancor prima che Harriet nascesse, era stata assassinata facendole poi carbonizzare il cranio in un camino: tutti i poliziotti di allora erano soliti parlare in qualsiasi pausa lavorativa del caso Rebecka. Nel caso di Harriet l’unica cosa singolare notata da Mikael poteva semmai essere una radicale trasformazione di se stessa avvenuta nel corso dell’ultimo anno, che l’aveva portata ad essere assai più introversa e a dedicarsi molto di più alla lettura della Bibbia; un’altra cosa particolare che già era stata esaminata, era uno strano bigliettino in rubrica con una serie di nomi diversi affiancati da altrettanti numeri di telefono. Il commissario Morell e lo stesso Henrik Vanger si sforzarono a lungo per cercare di capire cosa si nascondesse dietro quei nomi e quei numeri ma, dopo anni di indagini, erano riusciti a scovare solo pochi flebili collegamenti con Harriet. Nel frattempo la famiglia Vanger, sempre disponibile nella persona di Henrik, viste le difficoltà di Millennium, si propone di dare una mano finanziando il giornale e reclutando nuovi inserzionisti: dopo grandi festeggiamenti Henrik entra quindi nel consiglio di amministrazione di Millennium. Mikael decide di esaminare tutti i rullini del quotidiano Heinsted Kurriren scattate nel giorno della scomparsa durante la festa dei bambini, e scannerizzando una foto dopo l’altra arriva a scoprire una prima verità: Harriet in un preciso scatto, sembra fissare una persona con paura, presumibilmente quindi sembra fissare il suo assassino. Il problema è che nel punto esatto in cui è stata scattata la foto non è possibile vedere la sagoma dell’assassino, ma, con occhio acuto Mikael scopre che nello stesso istante una coppia di signori è intenta a fotografare qualcosa nella direzione in cui presumibilmente poteva trovarsi l’aguzzino di Harriet. Dopo aver scannerizzato la vecchia foto e averla modificata, Mikael riesce anche a scoprire che i due signori ritratti, molto probabilmente erano dipendenti di una falegnameria nel Norsjo. La seconda scoperta fatta da Mikael riguarda una misteriosa fanciulla che poco prima della scomparsa viene fotografata alla finestra della camera di Harriet: tramite il confronto con le altre foto Mikael è quasi sicuro di poter affermare che si tratta della sua ormai ex compagna d’avventura Cecilia Vanger. L’ultima scoperta fatta da Mikael, in questo caso per merito della figlia Pernilla, è che i numeri di telefono delle cinque ragazze non sono dei numeri di telefono, ma dei passi biblici che Harriet aveva evidenziato e sottolineato sulla sua bibbia. Il mistero prende una svolta ancora più clamorosa quando Mikael ricollega uno dei passi biblici all’assassinio di Rebecka Jacobsson, il famoso caso Rebecka di cui parlava Morell. Henrik Vanger viene informato dei nuovi sviluppi e probabilmente per un eccesso d’emozione viene colpito da un attacco cardiaco; Martin prende così il posto dell’anziano Henrik nel consiglio d’amministrazione di Millennium. A questo punto Mikael ha un problema: necessita di qualcuno che sappia condurre una difficile indagine su eventuali delitti irrisolti collegati ai restanti quattro nomi, scandagliando se necessario tutti gli archivi possibili e immaginabili; è proprio in questo momento che Dirch Frode fa il nome della formidabile Lisbeth Salander. Mikael irrompe così in casa della giovane in Lundagatan, e in breve tempo instaura un bel rapporto: poco dopo Dirch Frode preparerà un regolare contratto di collaborazione per la giovane. Malgrado gli interessanti sviluppi, che sembrano suggerire una scoperta della verità finalmente vicina, la famiglia Vanger sembra ostacolare l’operato di Mikael e appare spesso infastidita dalla continua presenza di Mikael: la stessa Cecilia, dopo aver troncato la relazione con Mikael, sembra aver scelto una linea dura come se covasse qualcosa. Martin intanto, dopo aver preso il posto di Henrik nel consiglio d’amministrazione di Millennium, suggerisce a Mikael di tornare in redazione ed abbandonare la futile ricerca di Harriet, cosa che suona come una sorta di minaccia velata al futuro di Millennium. Mikael, stordito da questa situazione, ne approfitta per recarsi a Norsjo alla ricerca della coppia che presumibilmente poteva aver scattato la foto al papabile assassino di Harriet, e in maniera rocambolesca riesce sia a rintracciare la coppia ormai anziana, sia ad ottenere la foto in questione: quale sorpresa quando si accorge di non poter distinguere neanche un lineamento del viso ma solo una giacca nera con una striscia rossa. Lisbeth nel frattempo effettua le sue ricerche e arriva a constatare che ben cinque dei nomi contenuti nell’agenda di Harriet corrispondono ad altrettante donne uccise con modalità chiaramente di stampo religioso; non solo. Trova anche un collegamento con altri tre omicidi di altrettante donne uccise in maniera analoga, ma non contenute nella lista. Il fatto però che le donne uccise non avessero nulla in comune tra loro se non Harriet, fornisce la conferma di un dato terrificante: l’anello di congiunzione non può che essere un membro della famiglia Vanger. Mikael e Lisbeth trascorrono molto tempo insieme, totalmente immersi nella lettura e nello studio di un’infinità di rapporti scritti. Durante questi giorni Mikael si accorge dell’enorme potenziale di Lisbeth che possiede una memoria fotografica impressionante tanto da vergognarsi di queste sue capacità; dopo iniziali momenti di tensione, i due finiscono a letto insieme su scelta di Lisbeth. La mattina però il risveglio non è dei migliori: fuori dalla porta di casa trovano un gatto morto carbonizzato e spellato con le interiora sparse sul giardino. Il chiaro stampo religioso del segnale mandato ai due, spinge Mikael a parlare con il pastore Otto Falk, all’epoca confidente di Harriet; Falk che ormai è preda dell’Alzheimer si limita a vaneggiare qualcosa in merito agli Apocrifi, ossia quelle scritture che molti non inseriscono nel vecchio testamento perché controverse e contrarie alla dottrina cristiana. Il mistero si infittisce ancora di più quando Mikael durante una seduta di jogging per i boschi dell’isolotto viene bersagliato da una serie di colpi di fucile che lo feriscono alla tempia: riuscirà a salvarsi per miracolo soltanto grazie agli insegnamenti ricevuti durante il suo servizio militare in missione a Kiruna. Lisbeth e Mikael iniziano a temere seriamente per la loro incolumità, così la ragazza provvede ad installare telecamere di sicurezza della Milton Security fuori dalla loro casetta. Infuriato Mikael va da Cecilia per vuotare il sacco e dirle che nell’ingrandimento della foto si vede chiaramente la sua figura fuori dalla finestra della camera di Harriet poco prima della scomparsa; la donna lo invita in lacrime ad andarsene e fornisce lui un’indicazione importantissima: non era lei quella nella foto. Lisbeth e Mikael decidono di visitare la cappella cimiteriale della famiglia Vanger e ottengono un ulteriore conferma dei loro sospetti, trovando puzza di bruciato e i resti del gatto: capiscono così che il killer è un pazzo che agisce secondo schemi prestabiliti, altrimenti non avrebbe speso tempo a uccidere il gatto come fosse un agnello sacrificale. Vista la poca disponibilità dei membri della famiglia a collaborare nell’indagine, la soluzione di tutto sembra poter essere unicamente nelle foto, così Mikael ha l’intuizione geniale di andare a cercare tra le vecchie foto di Henrik Vanger e fa due scoperte incredibili: in una foto vede Cecilia e Anita Vanger l’una accanto all’altra vestite identiche e capisce che quella alla finestra di Harriet non era Cecilia ma Anita, e poi scopre che il ragazzo che si vedeva sfocato nella foto recuperata a Norsjo con la giacca nera e la striscia rossa non è altri che Martin Vanger. Mikael vede passare l’auto di Martin e decide di seguirlo fino a casa; trovando la porta del garage socchiusa non resiste alla tentazione di spiare all’interno e come sospettava trova diverse pallottole da fucile sparse su un tavolo e due taniche di benzina. Il sangue si gela ma è troppo tardi: Martin è appena dietro di lui e lo costringe, sotto minaccia di una pistola, ad entrare nello scantinato della sua abitazione. Qui Mikael trova una vera e propria sala delle torture dove Martin era solito imprigionare le sue future vittime e in breve tempo si ritrova legato con una catena al pavimento. I due discutono; Martin sembra alternare momenti di piena lucidità a momenti di follia pura in cui massacra di calci il povero Blomkvist: se Lisbeth non riuscirà a fare il dovuto collegamento la fine di Mikael sembra essere molto vicina. Martin appende Mikael ad un cappio di cuoio e appena prima che questo esali l’ultimo respiro ecco irrompere sulla scena Lisbeth armata di una mazza da golf e letteralmente agguerrita. Colpisce ripetutamente Martin e, appena possibile, corre in soccorso di Mikael per liberarlo dalle cinghie di cuoio. Martin pur dolorante riesce ad allontanarsi a bordo della sua automobile e Lisbeth si precipita all’inseguimento a bordo della sua moto fino a raggiungerlo in breve tempo. Martin è costretto ad accelerare fino a che si scontra frontalmente con un camion e perde la vita. Lisbeth torna nella cantina e prende in mano il controllo della situazione: veste Mikael e pulisce ogni impronta che i due possano aver lasciato nel corso degli attimi passati nello scantinato. Poi fa ritorno a casa e scopre sul computer di Martin che egli era un vero e proprio maniaco seriale che curava una sorta di folle database di tutte le donne da lui incontrate al fine di includerle in futuro nella sua lista di omicidi. Era un altro uomo che odiava le donne. Lisbeth decide di far finta che la morte di Martin sia stata un semplice incidente, ma subito dopo parte con Mikael alla volta di Londra per rintracciare Anita Vanger. Arrivati a Londra chiede aiuto a Trinity, un suo amico di Hacker Republic, il quale con un brillante escamotage di Blomkvist, riesce a rintracciare un numero di telefono in Australia, composto da Anita subito dopo l’uscita da casa di Blomkvist. E’ tempo di partire per l’Australia ma Lisbeth riceve la telefonata di Dragan Armanskij che le comunica l’appena avvenuta morte della madre Agneta Salander: Lisbeth dice a Mikael di partire ugualmente e che si vedranno al suo ritorno. Mikael trova direttamente in aeroporto una busta a suo nome contenente l’indirizzo e il nuovo nome di Harriet Vanger, la quale nel frattempo si era messa a gestire una grande azienda di allevamento di pecore. Dopo un primo momento di titubanza, Harriet spiega tutta la vicenda a Mikael: Gottfried abusava di lei e di Martin e, un giorno in particolare, scoprì anche delle donne assassinate riferite ai versi biblici. Harriet disgustata dalle continue violenze subite da parte del padre, un giorno riuscì ad affogarlo nel fiume spingendolo in basso con un remo; il problema vero fu che Martin vide tutto. Il fratello ormai totalmente preda delle perversioni del padre e forte del segreto che custodiva, iniziò a stuprare Harriet continuamente fintanto che la madre Isabella non decise di trasferirlo ad Upssala. Il fatidico giorno della festa dei bambini Martin sarebbe dovuto restare ad Uppsala e invece era lì che guardava Harriet con un ghigno malefico. Lei spaventata si precipitò a casa di Anita la quale, appena diciottenne, aspettò il giorno seguente per portarla nascosta nella sua automobile fino a Stoccolma. Grazie al passaporto della giovane Anita, Harriet riuscì ad espatriare in Italia dove si chiuse in un convento per meditare sulla sua colpa di aver ucciso il padre. Lì conobbe per caso Spencer Cochran col quale si sposò, si trasferì in Australia ed ebbe tre figli. E’ tempo di tornare a Stoccolma, e Mikael con grande soddisfazione è pronto ad annunciare ad Henrik la sensazionale notizia del ritrovamento della sua nipote prediletta. Con immensa gioia Harriet e Henrik possono finalmente riabbracciarsi dopo oltre trent’anni finalmente liberi dal fantasma di Martin. Tutto sembra essersi concluso nel migliore dei modi ma non è propriamente così: Dirch Frode infatti dà una serie di cattive notizie a Mikael le quali finiranno anche per incrinare il rapporto con Henrik. La volontà del vecchio patriarca è quella di insabbiare la vicenda di Martin e Gottfried per non causare altro dolore alla povera Harriet, e le presunte rivelazioni in merito all’affare Wennerstrom non sono altro che dei vecchi illeciti commessi dall’uomo d’affari quando lavorava con il gruppo Vanger. Mikael va su tutte le furie ma è ancora una volta Lisbeth a prendere in mano la situazione: il prezzo da pagare per non uscire con un articolo su Martin Vanger è di risarcire tutte le famiglie delle vittime di Gottfried e Martin e di devolvere annualmente una cospicua somma all’associazione svedese per le donne maltrattate. A questo punto Mikael è spiazzato: non riuscirà ad incastrare Wennerstrom come immaginava e non potrà tornare a Millennium se non come perdente. Lisbeth però ha in serbo una sorpresa: appena aver finito il lavoro d’indagine su Blomkvist per conto di Armanskij, aveva indagato a fondo su Wennerstrom trovando numerose conferme del fatto che l’uomo è un vero criminale. Mikael e Lisbeth trascorrono giorni interi a scandagliare l’hard disk di Wennerstrom venendo a conoscenza di storie incredibili; un’altra storia incredibile è che John Dahlman, un reporter di Millennium con cui dall’inizio il rapporto non era stato idilliaco, si scopre essere un informatore di Wennerstrom pertanto Mikael studia attentamente le contromosse. Viene indetta una riunione straordinaria del giornale in cui tutta la redazione, in occasione delle ferie di Dahlman, si mette d’accordo per fingere fino a dicembre che Millennium stia fallendo: questa controinformazione porterà Wennerstrom a credere Millennium ormai innocuo fintanto che non uscirà un intero libro dedicato a smascherarlo. Tutto è pronto per la caduta di Hans Erik Wennerstrom, Mikael ha lavorato duramente al libro nella casetta di Sandhamn in cui, per cinque giorni, è venuta a trovarlo anche Lisbeth. I due sono ormai una coppia a quasi tutti gli effetti. Nel frattempo Harriet Vanger ha sostituito Martin Vanger come stand by nel consiglio di amministrazione di Millennium al posto di Henrik Vanger. Lisbeth chiede un prestito a Mikael con fare misterioso; Mikael da parte sua è felice di prestare la somma a Lisbeth visto il grande aiuto prestato dalla ragazza nella riuscita delle due indagini. Lisbeth arriva a Zurigo con un passaporto intestato a Irene Nesser, porta una parrucca bionda ed è vestita in maniera piuttosto casual ma con un pizzico di eleganza; arrivata a Zurigo acquista un gran numero di trucchi, una seconda parrucca bionda, vestiti nuovi e gioielli costosi. Con un diverso passaporto intestato a Monica Sholes si reca in banca e converte un’ingente somma dai conti alle Cayman di Wennerstrom in obbligazioni citando un gran numero di codici a sedici cifre a memoria. Dopo aver intascato le obbligazioni si reca in un’altra banca dove, nuovamente a nome di Irene Nesser, converte le obbligazioni in denaro aprendo cinque diversi conti facenti capo ad una anonima società con sede a Gibilterra, la Wasp enterprises. Dopo questo giro, emette una serie di fatture a nome della Wasp finchè non trasferisce l’intera somma in un conto alle Cayman, stavolta intestato a lei stessa. A questo punto il gioco è fatto: non resta che disfarsi di tutto il materiale usato per condurre questa recita: borse, abiti, gioielli, carte e valigie e fare ritorno a Stoccolma. La special edition di Millennium comprensiva di un inserto di ben 46 pagine sull’affare Wennerstrom, esplode come una bomba: Mikael diventa un personaggio famoso e la sua credibilità torna alle stelle. Mikael ne approfitta per prendersi quella rivincita contro tutti coloro che in occasione del processo avevano parlato male di lui infangandone il nome. Parte anche una caccia all’uomo: Wennerstrom viene avvistato prima a Londra, poi nelle Barbados fino al ritrovamento del corpo senza vita in una stanza d’albergo a Marbella. Nel finale la storia d’amore tra Lisbeth e Mikael incappa in una brusca frenata: Lisbeth che per la prima volta nella sua vita si era concessa di aprire il cuore a qualcuno, rimane impietrita quando vede Mikael con Erika Berger, l’amante di sempre, uscire mano nella mano dal Kaffebar. Da quel momento per Lisbeth Mikael non sarà altro che Kalle Dannatissimo Blomkvist.

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